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Le ultime scoperte

In questa pagina si trovano le ultime, significative scoperte dell’Istituto Veneto di Medicina Molecolare (VIMM). L’ordine è cronologico, dalla più recente a quella meno recente.

 

Il Prof. Nicola Elvassore ha sviluppato un gel fotosensibile in grado di solidificare se esposto a un raggio laser (luce infrarossa), ma capace di attraversare i tessuti del corpo senza danneggiarli. Grazie al controllo tridimensionale del laser è possibile creare/stampare oggetti solidi all’interno del corpo di un organismo vivente. Tale studio pone delle nuove basi per lo sviluppo futuro di tecniche di chirurgia non invasiva per riparare e ricostruire gli organi di pazienti affetti da patologie rare e complesse. 

I Prof. Andrea Alimonti, Principal Investigator VIMM, e Prof. Francesco Pagano, Presidente della Fondazione, in stretta collaborazione con l’Università di Padova, hanno identificato un nuovo approccio farmacologico per il Covid-19. Lo studio prende avvio dalla rilevazione che una delle proteine utilizzate dal nuovo coronavirus per contagiare le cellule (la TMPRSS2), risulta essere lo stesso enzima già studiato come marcatore tipico del cancro alla prostata. Questa può essere inibita con farmaci già in commercio e quindi rappresentare una terapia efficace contro il Covid-19. Il Laboratorio del VIMM sta ora caratterizzando a livello molecolare questi target farmacologici per l’impiego di terapie combinate e personalizzate. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista «Annals of Oncology».

Cellule staminali pluripotenti (iPS cells) generate da cellule adulte e non da embrioni umani. È la prima volta che si ottiene questo risultato in laboratorio.  Il risultato è stato ottenuto grazie alla microfluidica, che permette di coltivare le cellule in piccoli tubi di silicone biocompatibile del diametro di un capello, generate da cellule staminali pluripotenti indotte con stato di sviluppo “primitivo”. Lo studio, di un gruppo di ricercatori padovani – composto dal Prof. Nicola Elvassore, Principal Investigator VIMM, e dal professor Graziano Martello, del Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Padova, è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica ‘Nature Cell Biology’.

Un gruppo internazionale di ricercatori, guidati dal Prof. Andrea Alimonti, Principal Investigator dell’Istituto Veneto di Medicina Molecolare (VIMM), della Facoltà di scienze biomediche dell’USI, e dell’Istituto oncologico di ricerca (IOR), ha messo a punto una metodologia innovativa capace di contrastare l’evolversi del carcinoma prostatico. Lo studio è stato pubblicato da ‘Nature Cell Biology’. I ricercatori hanno osservato che il rilascio di IL23 nel tumore è dovuto ad un tipo particolare di cellule del sistema immunitario (le cellule mieloidi), che conferiscono resistenza alla terapia delle cellule prostatiche tumorali. Il passo successivo sarà quello di studiare le implicazioni della scoperta sul piano clinico, individuando l’anticorpo in grado di bloccare selettivamente l’IL23.

Nata dalla collaborazione tra Università di Padova (laboratorio BioERA) e l’Istituto Veneto di Medicina Molecolare – VIMM, la scoperta del Prof. Elvassore ha permesso di sviluppare tessuti umani miniaturizzati “on chip” di fegato e cuore, gli organi umani di maggiore interesse per lo studio della tossicità indotta da farmaci. Una tecnologia innovativa che apre alla possibilità di produrre organi umani da utilizzare come strumento di screening. Lo studio è stato pubblicato dalla prestigiosa rivista «Nature Methods».

I Gruppi di ricerca guidati dai proff. Marco Mongillo e Marco Sandri hanno individuato l’Atrogin-1, lo “spazzino” che aiuta a smaltire le sostanze di scarto della cellula. I risultati  dello studio, durato quasi tre anni, sono stati pubblicati sulla rivista scientifica “Journal of Clinical Investigation” ed aprono le porte a studi legati all’invecchiamento cellulare.

  • IL PEPE ALLEATO DEL METABOLISMO

Leonardo Nogara, postdoc che lavora nel gruppo del Prof. Bert Blaauw, durante il dottorato nei laboratori del Prof. Reggiani (Università di Padova) e del Prof. Cooke (Università di San Francisco) ha scoperto che la piperina (contenuta nel pepe) agisce sulle molecole della miosina, il “motore” responsabile della contrazione muscolare. Questo induce uno stato di più elevata attività metabolica, che potrebbe favorire lo sviluppo di terapie per l’obesità e il diabete di tipo 2.

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